L'idea di dedicare un intero articolo a questo argomento nasce dalle discussioni anche molto accese che spesso si innescano tra i commenti a  una immagine realizzata con focali molto lunghe, in cui un elemento sembra esageratamente grande rispetto al resto della scena. Tipici esempi sono la luna o il sole "giganti", una montagna che sembra quasi incombere sulla città, un edificio sproporzionato rispetto ad altri elementi che compaiono nella composizione.

Il Monumento a Emanuele Filiberto in Piazza San Carlo e la facciata della Stazione di Porta Nuova ripresi con teleobiettivo da Piazza Castello
Il Monumento a Emanuele Filiberto in Piazza San Carlo e la facciata della Stazione di Porta Nuova ripresi con teleobiettivo da Piazza Castello

La critica che viene rivolta agli autori di queste immagini è l'aver ritoccato al computer qualche elemento della composizione per dare maggiore impatto visivo alla scena, e quindi "aver barato". Fermo restando che con i software di post-produzione attuali è effettivamente possibile stravolgere gli scatti in pochissimo tempo e ottenere qualsiasi effetto immaginabile, spesso queste fotografie sono assolutamente autentiche (lo sono tutti i miei scatti che trovate nel sito), e anzi l'effetto di apparente ingrandimento esagerato di certi elementi rispetto al resto è proprio quello ricercato dal fotografo.

 

Inoltre, le spiegazioni che vengono date a questo fenomeno (quante volte abbiamo letto frasi del tipo "il teleobiettivo comprime i piani prospettici" o "il teleobiettivo ingrandisce molto di più gli oggetti lontani di quelli vicini) spesso non sono esatte e anzi tirano in ballo un presunto "effetto" delle lunghe focali che in realtà...non esiste! Così come non è affatto vero, ad esempio, che i grandangoli "ingrandiscono gli oggetti in primo piano e rimpiccioliscono quelli sullo sfondo".

 

La reale spiegazione di questo effetto è invece incredibilmente banale e immediata. Per arrivarci, bisogna partire da un concetto che, per quanto all'inizio possa sorprendere, è facilmente verificabile da chiunque ad occhio nudo:

 

la prospettiva (quindi le proporzioni tra le dimensioni degli oggetti presenti nella scena) è determinata unicamente dalla distanza tra la fotocamera e il soggetto, non ha nulla a che vedere con la lunghezza focale

 

Quello che cambia in relazione alla lunghezza focale è ovviamente l'ampiezza del campo visivo (che aumenta al diminuire della lunghezza focale), NON la prospettiva. Una volta che il fotografo ha posizionato il treppiede in un punto preciso, non importa quale lente userà, tutti gli oggetti presenti nell'inquadratura avranno le proporzioni relative tra le loro dimensioni assolutamente identiche.

 

Per mostrarlo, ho realizzato una serie di scatti a diverse lunghezze focali (18mm, 35mm, 70mm, 135mm, 200mm, 300mm) verso la Mole Antonelliana dalla terrazza del Monte dei Cappuccini, luogo molto noto ai torinesi da cui si ha la vista classica "da cartolina" sulla città. La reflex, montata su treppiede, era sempre fissa nella stessa posizione. Per i più esperti, questi valori di focale sono riferiti al formato APS-C, anche se ciò è ininfluente ai fini dell'articolo.

18mm
18mm
35mm
35mm
70mm
70mm

135mm
135mm
200mm
200mm
300mm
300mm

Il set di lunghezze focali utilizzato include quelle grandangolari (18 e 35mm), di un medio tele (70 e 135mm) e di un tele medio-lungo (200 e 300mm. Qualcuno, guardando soltanto l'ultima foto (300mm), potrebbe già obiettare che non sia autentica, in quanto "le montagne sono molto più lontane nella realtà". Qualcun altro potrebbe invece accettare l'autenticità della foto, spiegando alla persona di prima che l'effetto è causato dal teleobiettivo, che ha "compresso i piani prospettici". Ma anche lui sarebbe in errore.

 

Guardiamo infatti cosa succede se ritagliamo le prime cinque immagini in modo da avere all'incirca la stessa composizione dell'ultima:

18mm (ritaglio)
18mm (ritaglio)
35mm (ritaglio)
35mm (ritaglio)
70mm (ritaglio)
70mm (ritaglio)

135mm (ritaglio)
135mm (ritaglio)
200mm (ritaglio)
200mm (ritaglio)
300mm (originale)
300mm (originale)

Cosa si può osservare? Le immagini risultano praticamente identiche (non consideriamo ora le variazioni di luminosità), la prospettiva, intesa come relazioni tra le dimensioni dei diversi elementi della scena, non cambia! Quello che cambia sono ovviamente la risoluzione (lo scatto originale a 300mm ha una risoluzione di 4800 x 3200 pixel, mentre il ritaglio più piccolo, quello dell'immagine scattata a 18mm, è di appena 285 x 188 pixel) e la profondità di campo (in questa immagine la differenza non è molto visibile ma come noto la profondità di campo aumenta con il diminuire della lunghezza focale). Ma la composizione è esattamente la stessa, anche nell'immagine grandangolare a 18mm le proporzioni tra le dimensioni della Mole e quelle delle montagne dietro sono identiche a quelle visibili nell'immagine a 300mm. La stessa Mole Antonelliana non è deformata, appare sempre uguale.

 

Il teleobiettivo quindi non modifica affatto la prospettiva, e le montagne dietro la mole non sono più vicine/più grandi! Semplicemente, nello scatto a 18mm la visione d'insieme della scena ci porta a considerare la Mole "vicina" e le montagne "lontane" senza indurre il nostro occhio a concentrarsi su un dettaglio come quello catturato dallo scatto a 300mm.

 

Ovviamente, se la prospettiva dipende soltanto dalla posizione della fotocamera rispetto alla scena ripresa, il discorso sarà valido per qualsiasi altro sistema visivo, come ad esempio...l'occhio umano! E' evidente a tutti come il nostro sistema visivo sia di tipo grandangolare (sono stati calcolati per l'occhio umano valori di focali tra 17mm e 24mm), per questo alla vista di una immagine realizzata con un teleobiettivo come quella di esempio potremmo storcere il naso pensando a un fotomontaggio. Eppure, ogni volta che dalla terrazza dei Cappuccini abbiamo guardato verso la Mole, quella composizione era lì davanti a noi.

 

E' solo cambiando la posizione della fotocamera che cambia la distanza percepita tra il soggetto dell'immagine e gli altri elementi della scena. Se si prova a fare un altro test, questa volta avvicinandosi e allontanandosi dal soggetto e scattando con diverse lunghezze focali in modo da mantenerlo sempre  delle stesse dimensioni all'interno della composizione, si noterà quanto segue: più ci si avvicina al soggetto, più lo sfondo apparirà lontano; più ci si allontana dal soggetto, più lo sfondo apparirà vicino

 

In definitiva si può concludere quanto segue:

 

tralasciando le differenze di risoluzione e profondità di campo, la stessa composizione fotografata con un teleobiettivo si può ottenere da un ritaglio di una fotografia scattata con un grandangolo, se la macchina fotografica è mantenuta nella stessa posizione. Questo è grazie al fatto che la prospettiva è la stessa. Pertanto, se qualcuno ha dei dubbi sull'autenticità di una certa foto, prima di scatenare lunghe discussioni può verificare di persona in un modo semplicissimo, non ha nemmeno bisogno di una macchina fotografica e di un teleobiettivo: gli basta recarsi sul luogo da cui è stato realizzato lo scatto, guardare in direzione del soggetto e immaginare di tracciare un rettangolo che coincida all'incirca con i bordi della fotografia che ha visto. Se questa era autentica, vedrà in questo rettangolo esattamente la composizione che è stata fotografata.

Qualcuno pensa ancora che questa foto sia un fotomontaggio?
Qualcuno pensa ancora che questa foto sia un fotomontaggio?

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